Ordinanza del Tribunale di Catania, 15 febbraio 2019

Il Tribunale di Catania ha rilevato che il provvedimento della Commissione Nazionale per il diritto di Asilo aveva trovato fondamento nell’applicazione degli artt. 16 lett. d) bis e 18 del D.Lgs 251/07 a mente dei quali la condanna con sentenza definitiva per uno dei reati di cui all’art. 407, comma 2, lett. a) del codice di procedura penale costituisce causa di esclusione/revoca della protezione internazionale.

Il Tribunale ha ritenuto che la causa di esclusione/revoca imponga al Giudice di compiere “una valutazione individuale e del singolo caso specifico per stabilire se il richiedente abbia tenuto o abbia condotta di vita che costituisce un pericolo per la sicurezza dello Stato ovvero per l’ordine pubblico e la sicurezza pubblica” e che ai fini della valutazione de quo vada esaminata “la condotta di vita antecedente e successiva alla commissione del reato“.

L’esame in concreto di tale profilo ha evidenziato come “in virtù del tempo trascorso dalla commissione del reato, senza che siano stati commessi altri reati, tenuto conto della condotta riparatrice del danno, tenuto conto che la pena comminata rientra nel beneficio della sospensione condizionale della pena, essendo sotto i due anni“.

Il Tribunale, dunque, ha concluso che “valutate tutte le circostanze del caso concreto“, non ricorrano gli elementi necessari per qualificare il ricorrente come un pericolo per la sicurezza dello Stato ovvero per l’ordine pubblico e la sicurezza pubblica, con la conseguenza che il provvedimento di revoca della protezione sussidiaria va annullato.

TRIBUNALE DI CATANIA

ORDINANZA
nella causa iscritta al n. ******/2017 R.G.A.C., promossa da:

*************, nato in ******** il ******** (C.F. ****************) rappresentato e difeso dall’Avv. VINCENZO TABONE ed elettivamente domiciliato presso il suo studio in Indirizzo Telematico.

contro:

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore – Commissione Nazionale per il diritto di Asilo

Oggetto: ricorso avverso il provvedimento di revoca della protezione sussidiaria della Commissione Nazionale per il diritto di Asilo

Premesso che
– in data 18 luglio 2006 la Commissione territoriale di Siracusa ha riconosciuto la sussistenza delle condizioni per la protezione umanitaria – poi protezione sussidiaria ex art. 34 D.Lgs. 251/07 – e la Commissione Nazionale per il diritto di Asilo con provvedimento del 22 marzo 2017 ha revocato il beneficio riconosciuto;
– il provvedimento della Commissione Nazionale per il diritto di Asilo trova fondamento nel rilievo che “le fattispecie penali per le quali lo stesso è stato condannato con sentenza definitiva rientrano nell’art. 407, comma 2, lett. a) c.p.p. di cui al combinato disposto dagli articoli 18/16 lett. d) – bis) del D.Lgs 251707 e successive modifiche”;

rilevato che
– le ipotesi di revoca della protezione sussidiaria sono previste dall’art. 18 d.lgs. n. 251/07, che recepisce l’art. 19 della Direttiva 2011/95/UE (cd. Direttiva Qualifiche) e che in particolare, quanto al caso che ci occupa, stabilisce che la revoca della protezione sussidiaria può intervenire solo in un momento successivo al suo riconoscimento e solo quando a) sussistono le clausole di esclusione previste dall’art. 16 d. lgs. n. 251/2007; ne consegue che la causa di esclusione può essere stata ignorata dalla Commissione territoriale al momento dell’esame della domanda oppure può essere sorta successivamente.
– l’art. 16 cit. a sua volta prevede – quale causa di esclusione – che il richiedente costituisca un pericolo per la sicurezza dello Stato o per l’ordine e la sicurezza pubblica, essendo stato condannato con sentenza definitiva per i reati previsti dall’art. 407, comma 2, lett. a) del c.p.p.;

ritenuto che
– l’analisi della sussistenza della suddetta causa di esclusione che comporta la revoca della protezione sussidiaria impone che, verificata la commissione di uno dei reati di cui all’art. 407, comma 2, lett. a) c.p.p., il Giudice compia una valutazione individuale e del singolo caso specifico per stabilire se il richiedente abbia tenuto o abbia condotta di vita che costituisce un pericolo per la sicurezza dello Stato ovvero per l’ordine pubblico e la sicurezza pubblica.
– in altre parole occorre valutare, verificata la sussistenza di una sentenza passata in giudicato come sopra specificato, quale sia stata la condotta di vita antecedente e successiva alla commissione del reato.

osservato che
– nel caso di specie, e ciò non risulta contraddetto in atti, il richiedente è stato condannato per rapina aggravata a un anno e tre mesi di reclusione, con la diminuzione del rito del patteggiamento nel gennaio 2017; risulta aver risarcito il danno causato e non risulta aver commesso altri reati.
– pertanto, in virtù del tempo trascorso dalla commissione del reato, senza che siano stati commessi altri reati, tenuto conto della condotta riparatrice del danno, tenuto che la pena comminata rientra nel beneficio della sospensione condizionale della pena, essendo sotto i due anni, non si ritiene – valutate tutte le circostanze del caso concreto – che il richiedente sia un pericolo per la sicurezza dello Stato ovvero per l’ordine pubblico e la sicurezza pubblica, con la conseguenza che il ricorso deve essere accolto e il provvedimento annullato.
Va rilevato per mera completezza che l’avvocatura di Stato ha eccepito un difetto di notifica, da intendersi sanato con la costituzione e la difesa spiegata.
Con riferimento alle spese di giudizio, non è applicabile al presente il disposto dell’art. 133 D.P.R. 115/2002, secondo cui nei giudizi in cui vi è ammissione di una parte al patrocinio a spese dello Stato, ed in caso di soccombenza della controparte, il provvedimento che pone le spese a carico di quest’ultima “dispone che il pagamento sia eseguito in favore dello Stato”. Infatti la liquidazione dovrebbe essere qui “effettuata a carico di un’amministrazione dello Stato a favore di altra amministrazione, il che costituisce all’evidenza un non senso” (Cass. Civ. Sez. 2, 29/10/2012 n. 18583), motivo per cui deve disporsi non luogo a provvedere sulle spese.
Si provvede con separato decreto contestuale – ai sensi dell’art. 83 comma 3-bis D.P.R. 115/2002 – alla liquidazione dei compensi in favore del difensore.
P.Q.M.
Il Tribunale, definitivamente pronunciando sul procedimento n. 13254/2017 R.G.A.C., ogni diversa istanza ed eccezione disattesa o assorbita, così provvede:
– accoglie il ricorso e annulla il provvedimento impugnato emesso dalla Commissione Nazionale per il diritto di Asilo del 22 marzo 2017.
– Nulla si dispone sulle spese del giudizio;
– Liquida separatamente le spese con decreto emesso contestualmente all’emissione del presente provvedimento.
Catania, 13/02/2019.

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